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Al mare da “Cesaroni”
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Fonte: La stampa del 4 agosto 2008
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Sulla spiaggia più glamour il gioco dell'anno è la schedina di gruppo.
L’animatore ha la faccia di chi non fa per niente sul serio. Eppure tocca a lui celebrare il rito dell'estate, il Supersistemone, che va in scena al Turquoise di Rimini, uno dei bagni pi glamour d'Europa. L'evento segue una trama elementare. Il Fiorello di turno raduna un gruppo di turisti sotto un baldacchino sulla spiaggia. In mano ha una penna immensa, che usa per scrivere i numeri sul cruciverbone alle sue spalle.
Sessantaquattro cifre da giocare al SuperEnalotto nella ricevitoria più vicina - la Tabaccheria della Fontana, giusto dietro il Grand Hotel. Un mini-sistema da 504 euro, offerto dalla Sisal. Le 50 ricevute vengono distribuite ad altrettanti partecipanti al rito, che devono solo sperare nei risultati di domani per la vittoria.
Piace più dell'happy hour. Dicono vada più di moda dell'happy hour. Ieri a dire il vero il pienone non c'era, nonostante la presenza di due «vip» carine (ma di una bellezza normale) e nazionalpopolari, Micaela Ramazzotti e Roberta Scardola.
La prima, cappello di paglia e modi da fatina navigata, ha raggiunto il successo con «Tutta la vita davanti» di Virzì: “A Rimini ho fatto la mia prima foto sexy per Cioè. Tornando qui ho come chiuso il cerchio”.
La seconda è la Carlotta dei Cesaroni: sotto la canicola si aggiustava il trucco con la cipria e come la collega ha preferito avvicinarsi alla ricevitoria in auto, anche se distava pochi passi dal Turquoise, contravvenendo alla vena spartana promulgata dal clan di Claudio Amendola. L'happening ha avuto luogo tra le 11 e le 13, a un orario che per i riminesi è ancora alba di domenica mattina.
Una cinquantina di «giocatori» arringati da un animatore che inseguiva col fiato corto la battuta. Come si sia arrivati a costruire eventi attorno al Superenalotto ha provato a spiegarlo Francesco Parola, responsabile giochi Sisal. «E' nato nel 97, le puntate medie sono di 2 euro e mezzo. Ogni settimana lo giocano 10 milioni di italiani. E' un sogno a portata di mano, facile. Basta un euro. Non è un addicted game, non crea dipendenza».
Sì, ma la spiaggia, il rito, l'adunanza? «Rievocano i bar del 46, quando si faceva tutti insieme la schedina del Totocalcio. Anche la prima grande vittoria a Peschici nel 98, nacque da una giocata collettiva».
Gli organizzatori insistono sull'essenza nazionalpopolare. Da qui scelta del luogo e individuazione dalle guest-star. A partecipare è l'Italia popolana, sono i Cesaroni che non si incipriano sotto il sole. Diminuiscono i salari, crollano le certezze, aumentano percezione del sogno e desiderio del miracolo possibile. La noia da vincere C'è anche chi, come la sessuologa Serenella Salomoni, presidente dell'Associazione Donnè e Qualità della Vita. attribuisce virtù terapeutiche al Supersistemone: «Gli italiani hanno paura delle ferie. Una volta liberati dagli impegni, non sanno come riempire il vuoto. Rimangono spiazzati davanti al loro partner, non sanno cosa dire e cosa fare».
Di fronte a questa «sindrome da buco nero», la soluzione risiederebbe nella elementare catarsi del gioco di gruppo. Come il Supersistemone, «che rende automatico il processo di socializzazione, genera sentimenti di euforia e complicità, innesca dibattiti e conversazioni sui sogni di evasione e ricchezza».
Tutto questo surplus di significati, a vivere l'evento in diretta, non è che sì percepisca così distintamente. L'animatore arringa il pubblico. Un signore panciuto grida «58, come il mio numero di maglia». Il finto bello del gruppo, con banalità imperdonablle, opta per «un bel 69». Il vecchietto gi in fondo azzarda «90, come la paura», la signora romantica «24, gli anni del mio matrimonio». Le due madrine giustificano la loro presenza dando un decisivo contributo all'aggregazione della cabala. «Tredici come il numero dei Cesaroni», fa Roberta. «6 come gli anni che aveva la figlia del mio personaggio nel film di Virzì, chiude Micaela.
Applausi comunque e Il quasi Fiorello chiede: «Quando ha vinto i Mondiali l'Italia?», la gente risponde «82!» e lui, che si è fermato a Berlino, ci rimane male perché aveva in mente un altro numero. Qualcuno grida «10», altri «20». Per il «77» è un plebiscito. Il pubblico ogni volta applaude, chissà poi perché.
Forse Federico Fellini, che Rimini e gli italiani li conosceva, avrebbe dedicato alla scena un cameo quale specchio dei tempi, finendo verosimilmente col rimpiangere un'altra sequenza fotografia di un'epoca, 11 Celentano «Elvis» de «La dolce vita». Beato il popolo che non ha bisogno di eroi, diceva Brecht. Beato il popolo che ha bisogno del Superenalotto, dice e dirà la Sisal. |
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